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Da buon meccanico collaudatore conosceva anche per passione ogni parte degli aerei dell'epoca (in guerra molte informazioni meccaniche erano coperte da segreto) e ogni suo obbiettivo era mirato ad abbattere la macchina e non la persona. Diceva che una volta messo fuori uso il caccia nemico, il pilota poteva essere lasciato vivo, quindi per lui la missione veniva considerata compiuta. A nulla serviva secondo lui uccidere il pilota per compiere la sua missione, l'importante era invece rompere gli apparati nemici, fotocamere, mitragliatori, motori, ali, fusoliere e quant'altro potesse impedire le incursioni del nemico. Fu il padre innovatore degli attacchi tecnici, i suoi obbiettivi erano sempre le missioni verso il nemico e non il massacro umano. Come il suo sopranome Rigoletto, forse anche i titoli di "sicario" e talvolta “gregario” li vennero dati anche “simpaticamente” dal comandante Baracca.



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