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Forse la sua vittoria più importante l'ebbe il 17 maggio, così Nardini scrisse nel suo rapporto: "Partito alle ore 9,00 insieme al tenente Novelli (capo pattuglia) ed altri quattro piloti, per crociera fra Quero e Ponte della Priula, ho avvistato verso le ore 10.10 circa un pattuglia di diversi apparecchi nemici circa 200 metri più alti di me. Il tenente Novelli ed il sergente Magistrini che si trovavano alla medesima quota degli apparecchi nemici ne attaccavano uno da caccia, il quale manovrando per liberarsi dal loro attacco si abbassò fino a portarsi alla mia quota. Fu allora che attaccai e riuscendo dopo qualche manovra a piazzarmi dietro la sua coda a distanza di 20 metri gli scaricai addosso circa 200 colpi di mitragliatrice, dopo i quali vidi l'apparecchio nemico incendiarsi e precipitare a picco nei pressi di Pero. Quasi nel medesimo istante per rottura di una tige del motore, mi saltava via la capotte, e pochi secondi dopo mi si fermava completamente il motore dopo di che fui obbligato a prendere terra in un campicello a circa 300 m. lontanto dal punto dove era caduto l'apparecchio del nemico: nell'atteraggio cappottai". La vittima di Nardini era il Leutenant Franz Gräser a cui gli austriaci avevano riconosciuto 18 vittorie, per quanto non tutte trovino tuttora riscontro fra la documentazione italiana, fu certamente un pilota di gran valore e la cui scomparsa fece scalpore fra le file nemiche. L'asso fiorentino continuò l'attività con la 91ª, le azioni si susseguirono freneticamente in particolar modo scorte ai bombardieri Caproni e caccia ai Drachen, palloni frenati per l'osservazione del nemico. Nonostante l'intensa vita operativa, spesso i successi rivendicati da Nardini non venivano confermati per mancanza di documentazione. L'episodio più emblematico fu l'attacco al Drachen condotto dal fiorentino il 22 giugno presso San Polo. Come altri piloti italiani specialisti nella caccia ai palloni frenati, il nostro aveva in dotazione i razzi Le prieur, razzi abbastanza noti per essere difficili da indirizzare verso un bersaglio preciso. Vedendo arrivare l'aereo del sottoufficiale italiano, gli austriaci cercarono di tirare a terra il Drachen, il pallone era quasi in salvo quando l'italiano sparò la salve di razzi che anziché dirigersi verso il bersaglio si persero nel cielo, tranne uno, che del tutto fortuitamente distrusse un secondo Drachen sgonfio a terra. Ancora una volta per assenza di testimonianza la vittoria, ancorché particolare, non venne riconosciuta. Molti sostengono che queste vittorie, seppur reali non venivano riconosciute all'asso fiorentino per la sua abitudine di far sfuggire il soldato o pilota nemico quando il velivolo veniva messo fuori combattimento.


91a squadriglia

91a squadriglia



Air Aces 1914-1918 by Jan J. Safarik



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